This is Halloween #3 – [Recensione] Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali

Anno: 2016

Data d’uscita in Italia: 15 dicembre 2016

Regia: Tim Burton

Genere: Avventura, Fantasy

Distribuzione: 20th Century Fox

Sceneggiatura: Jane Goldman

Cast: Eva Green, Asa Butterfiel, Samuel L. Jackson, Ella Purnell, Chris O’Dowd, Allison Janney, Terence Stamp, Judi Dench

Musica: Michael Higham, Matthew Margeson

Il più eccentrico dei registi torna a calcare le scene, dopo un’assenza di due anni dal precedente Big Eyes, con un film che decisamente esprime molto, forse troppo del suo peculiare stile narrativo. Stiamo ovviamente parlando di Tim Burton e del suo nuovo film Miss Peregrine’s Home for peculiar children (Miss Peregrine- La casa dei ragazzi speciali) in uscita in Italia il 15 Dicembre 2016.14907863_10210920149589143_349256746_o.jpg

La storia inizia con la presentazione del banalissimo protagonista, l’adolescente Jacob “Jake” Portman, che come sempre, presenta le stesse caratteristiche di ogni eroe burtoniano: una personalità che non si sente a suo agio nel mondo in cui è costretto a vivere. Così come Jack Skellington si sente opprimere ad HalloweenTown, così come Edward Bloom scappa dalla piccola e noiosa Auburn e come lo stesso Tim Burton non riusciva a sopportare di vivere nella sua cittadina natale Burbank, anche Jake si sente un pesce fuor d’acqua in Florida, attorniamo da coetanei odiosi e griffati che lo trattano con disprezzo. L’unica persona con cui Jake ama passare il suo tempo libero è il nonno, con il quale è cresciuto per la maggior parte della sua vita e che gli ha riempito la testa di storie incredibili e fantastiche riguardanti una certa casa in mezzo al nulla, dove Miss Peregrine, una donna dai poteri straordinari, accoglieva e proteggeva bambini anch’essi dotati di magiche doti. Il nonno stesso da giovane era solito passare molto tempo con questa eccentrica “famiglia”. In pratica la casa in sè è una moderna “Isola che non c’è” dove i bambini non crescono mai e passano la loro esistenza semplicemente giocando e godendosi la vita, senza doversi preoccupare delle difficoltà di essere adulti.

La vera storia inizia quando Jake, allarmato da una chiamata preoccupante del nonno, decide di andarlo a  trovare, ma scopre il suo corpo disteso nel bosco, sanguinante e senza occhi. Con gli ultimi sforzi prima di morire gli dice di trovare “L’uccello, il loop e il 3 Settembre 1943”. In quel momento l’adolescente, già turbato dalla morte dell’amato nonno, viene sconvolto ancora di più quando vede alle sue spalle una creatura orrenda e spaventosa che si sta avvicinando. In seguito al suo urlo di terrore, la collega Shelly, spara nel punto in cui il mostro si trova e quest’ultimo scompare.

Successivamente, Jake, che non riesce più a distinguere la realtà dalle storie che credeva fossero solo delle favole, inizia a frequentare una psichiatra che gli consiglia di affrontare questa storia una volta per tutte e di affrontare le sue paure ed i suoi dubbi. Tramite una lettera che viene ritrovata in un libro del nonno, apparentemente scritta proprio da Miss Peregrine, il giovane parte insieme al padre alla volta di Wales, un’isoletta in cui secondo le indicazioni del nonno dovrebbe sorgere la famigerata casa. Ovviamente in un primo momento Wales non sembra nient’altro che un posto desolato come tanti altri, ma dopo un’accurata esplorazione, Jake entra all’interno di una piccola caverna e viene risucchiato nel fantomatico loop. All’uscita si ritrova improvvisamente nel 1943. La casa è proprio come nei racconti del nonno e i suoi abitanti sono proprio gli stessi con cui quest’ultimo era solito passare il tempo.

Miss Peregrine è un bellissimo personaggio, una donna affascinante in grado di trasformarsi in un falco pellegrino oltre che a manipolare il tempo. In questo modo è riuscita a creare un loop temporale in grado di mantenere lei stessa e i suoi bambini nel 3 settembre 1943, data in cui, secondo la successione di eventi reale, una bomba nazista avrebbe dovuto colpire la casa e uccidere tutti i suoi abitanti. I bambini sono quasi tutti personaggi interessanti, con poteri particolari e piacevoli da scoprire. Questo rende il già poco interessante protagonista Jake, ancora meno interessante, se paragonato agli altri. C’è Emma Bloom che è più leggera dell’aria ed è costretta ad indossare stivali di piombo per non volare via, Enoch O’ Connor in grado di dare la vita a bambole ed oggetti inanimati semplicemente inserendo al loro interno gli organi giusti, Hayden Keeler-Stone che utilizzando un monocolo riesce a proiettare i suoi sogni, molti dei quali sono premonitori.

Per tutto il film, lo spettatore si chiede quale sarà il potere di Jake, visto che è piuttosto chiaro, dopo i primi quindici secondi dall’inizio del film, che Jake si sente ovviamente più a suo agio nella casa con Miss peregrine che in Florida. La storia d’amore tra lui ed Emma è inevitabile e scontata, è invece meno banale il motivo del loro nascondiglio, ossia il fulcro della trama che viene narrata da Miss Peregrine in gran segreto, dopo che Jake le racconta del mostro che ha visto dopo la morte del nonno. Si viene così a fare la conoscenza di un altro gruppo di “Peculiari”, che numerosi anni prima decisero di attuare un esperimento alla ricerca dell’immortalità;  tale esperimento però non ebbe esito positivo e li trasformò in mostri orribili e spaventosi chiamati Hollow. Scoprirono in seguito che solo mangiando gli occhi dei bambini con i poteri speciali possono essere in grado di riprendere le loro sembianze umane. In questo momento l’utilità di Jake viene rivelata, essendo l’unico in grado di vedere gli Hollow, che per tutti gli altri abitanti della casa risultano invisibili. Inizia così la parte finale del film in cui i bambini peculiari e gli Hollow si affrontano in una battaglia epica, che porterà il giovane e timido Jake a diventare un glorioso leader in grado di affrontare i mostri che hanno terrorizzato tutti i Peculiari negli anni.14858799_10210920152429214_633014700_o.jpg

Il film in sé non è un capolavoro, anzi è molto lontano dalle sue storiche eccellenze come Big Fish, Nightmare Before Christmas o Sleepy Hollow, ma sicuramente rispetto ai suoi ultimi scempi come Dark Shadows e Alice in Wonderland è riuscito a creare un film interessante e godibile. La regia non è un granchè e c’è fin troppo “Tim Burton” all’interno dell’opera; si percepiscono esageratamente le numerose citazioni a Edward Mani di Forbice, Big Fish e Nightmare Before Christmas, quasi a voler richiamare l’attenzione sui suoi lavori precedenti, quelli che veramente l’hanno portato all’apice del successo. Per richiamare il suo passato nell’animazione, c’è persino una scena in stop motion, che risulta a mio parere un po’ kitsch e quasi fastidiosa.

La computer grafica (CGI) è tremenda, ma a quanto pare il film in sè ha avuto parecchi problemi di budget, tanto che alla fine delle riprese erano completamente privi di una crew ed i permessi per una location. 14876259_10210920146949077_1422876309_o.jpgIl problema è che la maggior parte del film è fatto in computer grafica e si fatica molto a guardare gli Hollow, con un design estetico anche interessante, ma che sono così finti da risultare  fastidiosi alla vista.

La storia è bella,  è interessante, ti tiene incollato allo schermo, ma in fondo è l’adattamento di un libro, quindi non c’è troppo lo zampino di Burton in questo aspetto.

Eva Green è il fiore all’occhiello di tutta l’opera e dà il meglio di se stessa (come del resto aveva già fatto in Dark Shadows) risultando credibile, affascinante e con un pizzico di follia che si sposa perfettamente con l’atmosfera cupa del film. L’antagonista invece (Il capo degli Hollow) Samuel L. Jackson risulta ridicolo, goffo, non per colpa della bravura dell’attore in sé, ma per via di una sceneggiatura che lo rende un cartone animato più adatto ad un pubblico fanciullesco e idiota. Il personaggio è assolutamente in contrasto con la prima parte del film che è squisitamente inquietante, con una capacità di farti sussultare nei momenti giusti, pur nonostante la poco credibilità della CGI.14895476_10210920152789223_1850350092_o.jpg

Tim Burton non è più Tim Burton da parecchi anni, questo si sa,ma per lo meno il film non annoia, finalmente la storia è in primo piano e l’interesse del film non si basa solo sullo stile gotico del regista, ma ci si può focalizzare sulla sorte dei piccoli protagonisti. Si apprezza notevolmente l’assenza di un ormai stancante Johnny Depp e di una spesso inutile Helena Bohnam Carter.

Sono entrata nel cinema con aspettative molto basse, forse è per questo che il film mi ha piacevolmente colpito,  anche se sicuramente si poteva fare molto di più, soprattutto si poteva osare di più, portando il target dell’opera ad un pubblico più maturo. A differenza però dei suoi ultimissimi film, c’è qualcosa che salva la pellicola, qualcosa che non ti fa sentire frustrato quando si riaccendono le luci. Sicuramente i pro e i contro risiedono in entrambi i casi, nei personaggi, molti dei quali con il loro carisma colpiscono positivamente lo spettatore. Dall’altra parte, il protagonista e l’antagonista (che dovrebbero essere le personalità più importanti di una storia) non reggono il confronto con i secondari e risultano noiosi, irritanti e per la maggior parte del tempo perfettamente inutili.

Detto questo, il film è da sufficienza, non può aspirare ad un voto maggiore, ma sicuramente è da vedere. Chiunque abbia amato il Tim Burton degli anni 80 e 90, non troverà in questa opera la stessa carica di follia ed energia di un tempo, però può sicuramente passare una serata piacevole, cercando di individuare, tra le altre cose, il regista che fa un cameo per la prima volta nella sua carriera.

14875944_10210920150389163_772983380_o.jpgSi può solo sperare che questa pellicola possa essere il trampolino di lancio per la rinascita di una carriera in declino da una decina di anni ormai, ma temo invece che la pensione del regista californiano sia alle porte. Molto probabilmente dovremo continuare a ricordarcelo per il suo contributo passato piuttosto che ad uno nuovo sfavillante risorgimento.

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