[Recensione] Rebel.Il Tradimento – Alwyn Hamilton

Titolo: Rebel. Il Tradimento

Autore: Alwyn Hamilton

Editore: Giunti

Genere: Fantasy

Serie: Rebel #2

Anno di uscita: 2016

Ciao a tutti! 🙂 Oggi vi vorrei proporre la lettura di Rebel. Il Tradimento di Alwyn Hamilton, il seguito de Il Deserto in Fiamme (leggi la recensione ). Come nel caso del primo libro, stranamente, siamo noi italiani i primi ad avere la possibilità di leggerlo, visto che in lingua originale la pubblicazione è prevista per il 31 gennaio 2017. Quindi come non sfruttare questa rara occasione? 😛 Già dalla copertina si preannuncia un romanzo ricco di sorprese e colpi di scena: perché Amani impugna un arco e non una pistola? Ma soprattutto il tradimento è inteso quello del Principe Ribelle verso il Sultano, o dobbiamo aspettarci qualcosa di più? Magari un tradimento di un amico? Non farò spoiler ovviamente, ma se ti ho incuriosito continua a leggere 😉

TRAMA

È passato qualche mese ormai dalla battaglia di Fahali, ma la situazione non è migliorata. Da un lato il Sultano cerca nuove strategie per ottenere il pieno controllo del Miraji, dall’altra il Principe Ribelle Ahmed cerca nuovi sostenitori per riuscire a detronizzare il padre e poter garantire al suo popolo la libertà che desidera.

“Una nuova alba. Un nuovo deserto.”

Amani ormai è diventata un’arma potente e insostituibile nelle mani dell’esercito ribelle, sempre in prima linea nella conquista di nuove città. Finché non viene catturata e portata dal Sultano, desideroso di mettere le mani sui suoi poteri da Demdji. Riuscirà Amani a scappare dalle grinfie del Sultano e a ricongiungersi al suo amato Jin e ai suoi compagni ribelli?

“Sarei sopravvissuta per rivedere Shazad, come mi aveva chiesto di promettere. Sarei sopravvissuta per vedere Ahmed sul trono. E sarei sopravvissuta per costringere Jin a spiegarmi chi diavolo si credeva di essere per potermi baciare dopo avermi abbandonata quando mi pensava in punto di morte.”

RECENSIONE

Rebel. Il Tradimento riprende la storia facendo un lungo salto temporale in avanti, dando per scontato un sacco di cose che sono successe, ma delle quali non puoi sapere niente ovviamente, cosa che mi ha confusa a tal punto da dover fare una ricerca su internet per accertarmi di non avere saltato un libro intermedio. Ma tralasciando il fatto che sono una stordita cronica, con un po’ di pazienza tutto diventa più comprensibile tramite i ricordi di Amani, che con i suoi tempi, ci aggiorna su tutto quello che ci siamo “persi”.

Amani, che già era un discreto personaggino nel primo libro, qui è davvero una super protagonista, cosa abbastanza insolita perché di solito le protagoniste le vorrei strozzare più o meno tutte. Nello scorso libro ha preso coscienza di cosa è e di cosa vuole fare del proprio destino ed ora si impegna al massimo per dare il suo contributo alla causa in cui crede, quella dei ribelli. La sua reputazione di Bandito dagli Occhi Blu è alle stelle ed è tutta meritata, perché tra una mira infallibile e la potenza del deserto, chi può fermarla? La ritroviamo quindi sempre più irriverente verso i potenti, sempre più libera e indipendente, coraggiosa e determinata, ma soprattutto (cosa che mancava nel primo libro) consapevole.

“Avevo trascorso tutta la vita a lottare. Avevo lottato per sopravvivere a Dustwalk, quando ero la ragazza con la pistola. Avevo lottato per sfuggire alla morte in quella città senza via d’uscita. Per attraversare il deserto. Ero diventata il Bandito dagli Occhi Blu. Avevo lottato per Ahmed. Per la rivolta. Una nuova alba. Un nuovo deserto.”

Questo fino a che non viene catturata dal Sultano e portata a Palazzo e confinata nel suo harem, senza alcuna possibilità di scappare. Con questa trovata, la Hamilton trova il pretesto per descriverci un po’ la vita a Palazzo. E se avevamo pensato che essere poveri nel Miraji fosse una schifezza, non possiamo fare a meno di pensarlo anche per quanto riguarda gli scalini un po’ più alti nella scala sociale. Infatti, nonostante le apparenze, paradossalmente la vita a Palazzo è pericolosa quasi quanto quella ai confini, dove si combatte la guerra per il dominio del territorio. Troviamo principi che si contendono il potere; donne che lottano senza esclusione di colpi per l’attenzione dei principi; traffici di schiave, provenienti da diverse parti del regno, destinate ad essere vendute o ad andare in moglie al nobile di turno; sparizioni sospette di ragazze non ritenute più utili.

“Non riuscivo a capire quante persone ci vivessero. Dozzine di mogli del Sultano e del Sultim. E anche bambini, principi e principesse, figli delle mogli del Sultano. Tutti più piccoli di sedici anni, l’età in cui venivano finalmente liberati dall’harem. Le femmine passando dalle mani del padre a quelle dei mariti, i maschi sacrificando la propria vita per il Sultano sul campo di battaglia.”

E come spesso accade in questi casi, va a finire che tra tutta questa perversione, il più umano pare quello che dovrebbe essere il più terribile di tutti, il Sultano. Per la prima volta non lo conosciamo per sentito dire, per le leggende legate al suo conto, ma per quello che è e quello che lui stesso racconta. Si rivela essere un uomo estremamente crudele e incurante della vita altrui certo, che smania per il potere e disposto ad ottenerlo anche compiendo azioni terribili e immorali, ma anche un padre affettuoso (quando vuole), un uomo che crede fermamente nel proprio operato, che ama il suo paese e che farebbe qualsiasi cosa per il benessere del proprio regno. Il confronto tra Sultano e  Sultim, l’erede al trono Kadir (un buono a nulla interessato solo alle donne) oppure tra Sultano e Principe Ribelle Ahmed, viene quindi spontaneo, insieme ai primi dubbi di Amani sul proprio ruolo nello scontro. D’altronde è più facile affrontare un nemico che non si conosce, piuttosto che uno che si impara a comprendere.

“Gli consegnai i fogli, rivelandogli tutto ciò che ricordavo del consiglio di guerra, ogni mattoncino che potesse costruire una parvenza di pace nel Miraji da usare come arma nella nostra rivolta. E tentai di togliermi di dosso la sensazione di tradire il mio paese a ogni parola che pronunciavo.”

Tutti gli altri personaggi in questo secondo capitolo di Rebel sono assolutamente secondari (compreso Jin purtroppo!) e il detto “chi non muore si rivede” sembra essere il preferito della Hamilton che fa ricomparire un sacco di persone inaspettate, alcune gradite altre decisamente meno. Sicuramente ci sono moltissimi personaggi e rispettivi nomi, al limite dell’eccessivo, e le leggende, che nel primo libro creavano quasi confusione, sono sempre di più e ogni pretesto è buono per tirarne fuori un’altra; ma alla fine con l’abitudine diventa persino piacevole.

Voto:4-5-stelle

Consigliato: ASSOLUTAMENTE SI

Se Rebel. Il deserto in Fiamme era stato una piacevole sorpresa, Il Tradimento è stato sicuramente una riconferma assoluta delle mie aspettative. Ciò che rende unica la storia (ambiente, usi e costumi…) è stato analizzato molto più da vicino; la protagonista non ha avuto il calo che spesso si rileva nei seguiti, ma è rimasta fedele a se stessa quantomeno; i colpi di scena sono dietro l’angolo e soprattutto con l’avvicinarsi della fine non si fa in tempo ad interiorizzarne uno che ne arriva un altro. Ci sono stati momenti molti intensi (da pelle d’oca giuro!) e altri più leggeri, le battaglie non mancano, così come la magia (più presente che nel primo libro) e il finale… beh è tutto da leggere! Assolutamente pazzesco!

“Per una volta non mi servivano ordini. Sapevo per cosa combattevo. Sapevo chi combattevo, e cosa dovevo fare.”

Sicuramente aspetto con ansia notizie del seguito, anche se temo ci vorrà almeno un altro anno. E voi l’avete letto? Fatemi sapere cosa ne pensate 🙂nessie

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4 pensieri riguardo “[Recensione] Rebel.Il Tradimento – Alwyn Hamilton

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