[Recensione] L’Esercito dei 14 Bambini – Emmy Laybourne

Titolo: L’Esercito dei 14 Bambini

Autore: Emmy Laybourne

Editore: Newton Compton Editori

Genere: Distopico

Serie: Monument #1

Anno di uscita: 2017

Ciao a tutti! 🙂 Oggi vorrei parlarvi di un libro sul quale nutrivo molte speranze: lo chiamano l’erede di Hunger Games e come non essere incuriositi da un’affermazione del genere? Il libro è L’Esercito dei 14 Bambini di Emmy Laybourne, primo volume di una serie distopica – apocalittica dall’aria davvero promettente. Vediamo insieme se lo è davvero!

TRAMA

Quattordici studenti di diverse età sono rimasti intrappolati all’interno di un gigantesco supermercato a Monument, in Colorado. Lì dentro c’è tutto ciò di cui potrebbero aver bisogno: cibo di ogni genere, vestiti, videogiochi e libri, farmaci e ogni tipo di bevanda alcolica… e senza la supervisione di un adulto possono fare quello che vogliono. Sembra tutto incredibilmente divertente. Almeno all’inizio. Purtroppo la verità è che fuori da lì il genere umano sta scomparendo a causa di violente tempeste e della dispersione di sostanze chimiche nell’atmosfera che, a seconda del gruppo sanguigno, possono provocare nelle persone disturbi paranoidi, accessi di violenza o addirittura la morte. I bambini devono rimanere all’interno, costretti ad attrezzarsi per la sopravvivenza, senza sapere se potranno mai essere in grado di uscire da lì. Nonostante la giovane età, saranno in grado di cavarsela e guadagnarsi un futuro?

RECENSIONE

L’Esercito dei 14 Bambini è ambientato nel 2024, un futuro prossimo non molto diverso dalla realtà che stiamo vivendo ora, se non per il fatto che c’è una totale fiducia nella Rete, nella quale ogni persona ha riversato foto, informazioni personali, lavori e senza la quale non è più possibile vivere. Basti pensare che invece di salvarsi, la gente preferisce filmare con il suo tablet (assurdo… no?). Per fortuna la Rete è infallibile e indistruttibile.

La storia inizia come un misto tra La Quinta Onda e The Day After Tomorrow, con una serie di calamità naturali, dalla grandine gigante, al terremoto e agli tsunami, che devastano le città, sterminano la popolazione e privano i superstiti della preziosissima Rete.

In particolare ci troviamo a Monument, una città del Colorado, dove una mattina due scuolabus pieni di studenti frequentanti scuole diverse (dalle elementari alle superiori) vengono sorpresi da una grandinata devastante, e grazie all’intraprendenza e al coraggio dell’autista, 14 bambini riescono a salvarsi all’interno di un centro commerciale. L’autista ben presto li lascia per andare a cercare aiuto, proprio mentre nell’ambiente si diffondono dei fumi velenosi che costringono i bambini a segregarsi nel supermercato a tempo indeterminato. Così i ragazzi dovranno riuscire a cavarsela da soli, creando una sorta di società in quel minimondo che è diventato la loro nuova casa.

Troviamo quindi bambini dai 5 ai 17 anni, con caratteri molto diversi uno dall’altro, costretti a coesistere in un ambiente ridotto e a collaborare a stretto contatto per riuscire a sopravvivere: c’è il bullo, il giocatore di football, il secchione, il saccente, il leader, lo straniero, insomma ce ne è uno per ogni tipo. Ed è interessante vedere come queste tipologie interagiscano tra di loro, come le cose che erano importanti al liceo continuino ad esserlo anche qui, come ad esempio la ricerca di popolarità e di apprezzamento, e come non manchino le gelosie verso coloro ritenuti più “fighi”.

Il protagonista è Dean, un ragazzo introverso e intelligente, sempre pronto a dare una mano e a tirare su il morale a chi soffre; il suo punto di vista è molto ironico, soprattutto verso se stesso e riesce a rendere la narrazione scorrevole e a tratti anche divertente. È il tipico adolescente con una cotta verso la ragazza più ambita, che sogna una storia d’amore con lei, senza però avere nemmeno il coraggio di rivolgerle la parola.

L’antagonista, se così si può chiamare, è Jake, il quarterback, quello popolare, fidanzato con la ragazza dei sogni di Dean. Vorrebbe essere lui a capo dei bambini, guidandoli verso il divertimento e la spensieratezza, non senza l’utilizzo di alcool e sostanze stupefacenti: d’altronde sono superstiti in un paradiso provvisto di tutto ciò che si possa desiderare, quindi perché non goderselo?

Voto:3-stelle

Consigliato: NI

L’erede di Hunger Games? Bah. È un distopico ok, ma dove stanno l’oppressione, la voglia di riscatto e di ribellione che lo caratterizzavano? Piuttosto L’Esercito dei 14 Bambini direi che è una riproposizione de Il Signore delle Mosche in chiave futuristica. In entrambi troviamo bambini e adolescenti isolati dalla società degli adulti, che provano a sopravvivere organizzandosi con un proprio sistema di governo. In entrambi troviamo il leader razionale e altezzoso, che vuole avere tutto sotto controllo, e l’oppositore che piano piano si allontana dalle regole sociali (hanno pure nomi molto simili). È troppo presto per sapere se finirà allo stesso modo, se la visione pessimistica di Golding (“Gli uomini producono il male come la api producono il miele”) influenzerà in qualche modo anche la Laybourne; per saperlo bisognerà continuare la serie.

Indipendentemente da tutto, all’inizio ero davvero incuriosita dalla trama di questo libro, ma la sensazione leggendolo è quella di attesa: a parte l’inizio, non succede praticamente nulla. È interessante vedere come si sviluppa la società dei bambini, ma la storia è un po’ priva di episodi determinanti, e il senso di déjà-vu è dominante. Si legge comunque senza fatica, è scorrevole e piacevole, ma non l’ho trovato all’altezza delle aspettative.

E voi l’avete letto? Cosa ne pensate? Ditemi tutto 🙂nessie

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9 pensieri riguardo “[Recensione] L’Esercito dei 14 Bambini – Emmy Laybourne

Non tenerti tutto dentro! :)

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