[Recensione] Hai Cambiato la mia Vita – Amy Harmon

Buonasera!! 🙂 Oggi vi parlo di un libro sul quale probabilmente conoscendomi non mi sarebbe mai caduto l’occhio, ma che ho iniziato grazie ad una challenge. Si chiama Hai cambiato la mia vita di Amy Harmon e un po’ per il titolo super sdolcinato un po’ per la copertina anonima, non l’avrei davvero mai preso in considerazione. Ma vi dirò subito che mi ha piacevolmente stupita! Vediamo perchè 😉

Titolo: Hai cambiato la mia vita

Autore: Amy Harmon

Editore: Newton Compton Editori

Genere: Romantico contemporaneo

Serie: La legge di Moses #1

Anno di uscita: 2017

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TRAMA

Lo trovarono nel cesto della biancheria di una lavanderia a gettoni: aveva solo un paio di ore di vita. Lo chiamarono Moses. Quando dettero la notizia al telegiornale dissero che era il figlio di una tossicodipendente e che avrebbe avuto problemi di salute. Ho sempre immaginato quel “figlio del crack” con una gigantesca crepa che gli correva lungo il corpicino, come se si fosse rotto mentre nasceva. Sapevo che il crack si riferiva a ben altro, ma quell’immagine si cristallizzò nella mia mente. Forse fu questo ad attrarmi fin dall’inizio. È successo tutto prima che io nascessi, e quando incontrai Moses e mia madre mi raccontò la sua storia, era diventata una notizia vecchia e nessuno voleva avere a che fare con lui. La gente ama i bambini, anche i bambini malati. Anche i figli del crack. Ma i bambini poi crescono e diventano ragazzini e poi adolescenti. Nessuno vuole intorno a sé un adolescente incasinato. E Moses era molto incasinato. Ma era anche affascinante, e molto, molto bello. Stare con lui avrebbe cambiato la mia vita in un modo che non potevo immaginare. Forse sarei dovuta rimanere a distanza di sicurezza. Ma non ci sono riuscita. Così è cominciata una storia fatta di dolore e belle promesse, angoscia e guarigione, vita e morte. La nostra storia, una vera storia d’amore.

RECENSIONE

Voto:4-stelle

Consigliato: NI

Devo essere sincera: fino a metà non ero sicura di voler continuare questo libro. La storia non mi prendeva particolarmente, mi sembrava l’ennesimo instalove nato male e sviluppato peggio. Poi però la mia cocciutaggine ha avuto la meglio: non è da me mollare a metà i libri! Così l’ho continuato e dopo un po’ ha avuto una svolta davvero interessante, forse un pochino intuibile, ma sicuramente originale e dai risvolti imprevedibili. Il libro che credevo un romance come tanti ha assunto sfumature paranormal suspense che hanno messo in secondo piano la storia d’amore tra i protagonisti. Ma per una volta non l’ho trovato limitante anzi, mi sono ritrovata a divorare le pagine per sapere come sarebbe finita la storia, piuttosto che per la relazione complicata tra i due.

La narrazione passa continuamente dal punto di vista di Georgia a quello di Moses, mostrandoci i loro pensieri e le loro vite quando il destino li fa separare. Ho trovato il personaggio di Moses molto interessante: incarna il ragazzo escluso dalla società, verso cui la gente comune nutre profondi pregiudizi a causa delle sue origini. È tormentato, problematico e gliene succedono di tutti i colori, ma è anche super cocciuto e non vuole far avvicinare nessuno e anche per questo motivo la situazione si complica continuamente. Georgia invece è molto più semplice, almeno in un primo momento: è la classica ragazzina un po’ ribelle, curiosa e ambiziosa. Si intestardisce con Moses quasi per contraddire i genitori, ma è l’unica che riesce ad andare al di là dei pregiudizi e a vederlo per come è veramente, innamorandosene (anche se rimango dell’idea che l’amore verso di lui nasca troppo velocemente).

“«Non voglio proprio niente da te», mentii.
«Allora perché mi porti il pranzo tutti i giorni, mi spii e passi da casa di mia nonna tutte le sere?».
Mi parve di rovinare al suolo un’altra volta, e stavolta non fu la spalla ad avere la peggio. Fu il mio cuore, che soffriva come se Lucky mi avesse dato un calcio in petto.
«Non voglio la tua testa, Moses. Ho solo pensato che avessi bisogno di un’amica».
«Non ti permetterò di entrare nella mia testa, Georgia. È meglio che tu non veda cosa c’è dentro, fidati».”

Il libro si divide in prima e dopo un determinato evento (con un salto temporale di 7 anni) che ha il potere di stravolgere completamente le vite dei due protagonisti, che li fa crescere, li fa capire ciò conta nella vita. La cosa che mi è piaciuta di più è stata come questo fatto sia riuscito a capovolgere l’intera opinione che avevo della storia, chiarificando quell’incipit che mi aveva un po’ confusa inizialmente. Grazie a quell’avvenimento il libro acquista un senso diverso, meno banale, che me lo ha fatto apprezzare molto di più.

In generale un libro piacevole da leggere e tutto sommato scorrevole, con un focus sulla spiritualità e su come influiscono i pregiudizi della gente sulla vita di una persona. Consigliato a chi cerca un romance un po’ diverso, con un pizzico di mistero, tenendo conto che la storia d’amore non fa da protagonista assoluta (per non rischiare di rimanerci poi male 😉 ).


E per quelli a cui è piaciuto, ecco la trama tradotta del secondo libro della serie (più uno spin-off che un seguito) che si intitola The Song of David che vede come protagonista questa volta Tag che narra la vicenda alternando il suo punto di vista a quello di Moses. Non c’è ancora una data di uscita in Italia, ma chissà!

Mi diceva che ero come una canzone, la sua canzone preferita. Una canzone non è qualcosa che puoi vedere. È qualcosa che senti, qualcosa verso cui ti muovi, qualcosa che scompare dopo che l’ultima nota è stata suonata.
Ho vinto la mia prima battaglia quando avevo undici anni, e da allora ho tirato pugni. Combattere è la cosa più pura, più vera, più elementare che esista. Alcune persone descrivono il paradiso come un mare bianco senza fine. Dove i cori cantano e le persone amate aspettano. Ma per me, il paradiso era qualcos’altro. Suonava come la campana all’inizio del round, aveva il gusto dell’adrenalina, bruciava come il sudore nei miei occhi e il fuoco nella mia pancia. Assomigliava alla confusione degli spettatori urlanti e uno sfidante che voleva il mio sangue.
Per me, il paradiso era l’ottagono.
Fino a che non ho incontrato Millie, e il paradiso è diventato qualcosa di diverso. Sono diventato diverso. Sapevo di amarla quando la guardavo stare perfettamente immobile nel mezzo della stanza affollata, con le persone che brulicavano, ronzavano, scivolavano attorno a lei, con la sua postura dritta da danzatrice inflessibile, il mento alto, le mani distese lungo i fianchi. Nessuno sembrava vederla, ad eccezione dei pochi che la scontravano, lanciando occhiate esasperate al suo viso senza espressione. Quando realizzavano che non era normale, si affrettavano ad allontanarsi. Perché nessuno la vedeva, quando era la prima cosa che vedevo io?
Se il paradiso era l’ottagono, allora lei era il mio angelo al centro di tutto, la ragazza con il potere di tirarmi giù e poi di nuovo su. La ragazza per la quale volevo combattere, la ragazza che volevo reclamare. La ragazza che mi ha insegnato che a volte i più grandi eroi non vengono celebrati e le battaglie più importanti sono quelle che non pensiamo di poter vincere.


Che ne dite? Lo avete già letto? Vi è piaciuto? Vi incuriosisce? Fatemi sapere che ne pensate 🙂nessie

 



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