[Recensione] Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa – Luis Sepúlveda

Buonasera lettori🐳 Oggi vi vorrei parlare del nuovo libro di Luis Sepúlveda, scrittore molto prolifico di libri per bambini, che sicuramente tutti conoscerete per il famoso Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, da cui è stato tratto anche un film d’animazione. La passione dell’autore per i titoli lunghissimi non è andata persa nel tempo, e la ritroviamo anche in questo suo nuovo romanzo, Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa, così come la volontà di denunciare l’operato dell’uomo che va ad alterare gli equilibri naturali. Ma andiamo a vedere nello specifico che cosa tratta!

Titolo: Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa

Autore: Luis Sepúlveda

Editore: Guanda

Genere: Narrativa

Pagine: 107

Anno di uscita: 2018

Link d’acquisto: 


TRAMA

Da una conchiglia che un bambino raccoglie su una spiaggia cilena, a sud, molto a sud del mondo, una voce si leva, carica di memorie e di saggezza. È la voce della balena bianca, l’animale mitico che per decenni ha presidiato le acque che separano la costa da un’isola sacra per la gente nativa di quel luogo, la Gente del Mare. Il capodoglio color della luna, la creatura più grande di tutto l’oceano, ha conosciuto l’immensa solitudine e l’immensa profondità degli abissi, e ha dedicato la sua vita a svolgere con fedeltà il compito che gli è stato affidato da un capodoglio più anziano: un compito misterioso e cruciale, frutto di un patto che lega da tempo immemore le balene e la Gente del Mare. Per onorarlo, la grande balena bianca ha dovuto proteggere quel tratto di mare da altri uomini, i forestieri che con le loro navi vengono a portare via ogni cosa anche senza averne bisogno, senza riconoscenza e senza rispetto. Sono stati loro, i balenieri, a raccontare finora la storia della temutissima balena bianca, ma è venuto il momento che sia lei a prendere la parola e a far giungere fino a noi la sua voce antica come l’idioma del mare.


RECENSIONE

storia di una balena bianca raccontata da lei stessa_imm2.pngStoria di una balena bianca raccontata da lei stessa è la geniale rielaborazione della storia di Moby Dick di Melville dal punto di vista della balena. Questa storia è un vero è proprio classico della letteratura e su di essa sono state fatte diverse trasposizioni cinematografiche, ma vi siete mai interrogati sul perchè della violenza dell’enorme cetaceo, talmente distruttiva da fargli attribuire il nome di mostro? Siamo proprio sicuri che fosse proprio la balena il vero mostro?

“Allora i ramponieri della Essex, che stavano issando a bordo una balena femmina appena arpionata, videro increduli un gigantesco capodoglio albino, quasi bianco, lungo oltre venti metri, che si scagliava contro la murata della nave.
La violenza del capodoglio bianco era impressionante e dopo un paio di assalti la Essex cominciò ad affondare nelle acque del Pacifico, di fronte all’Isola Mocha. I membri dell’equipaggio lanciarono in acqua tutte le scialuppe che avevano, ma la furia del capodoglio bianco non concesse tregua e le distrusse una dopo l’altra, inseguendo le imbarcazioni e riducendole in mille pezzi a forza di colpi. Era un atto di vendetta che i marinai, disperati, non riuscivano a capire.”

storia di una balena bianca raccontata da lei stessa_imm1.pngL’intero romanzo di Sepúlveda gira intorno a questo concetto, senza schierarsi apertamente, ma limitandosi a dar voce al temibile Moby Dick. E così vediamo contrapporsi fin dall’inizio due mondi: da un lato quello naturale del mare e degli animali, dove tutto avviene perchè così deve essere, ogni cosa è semplice e non c’è bisogno di una spiegazione, tutto è giusto e armonico; dall’altra quello degli uomini, che sfidano continuamente le leggi della natura, lasciando perplessità nella balena, che non ne comprende il comportamento.

“Mi sembrò molto strano il comportamento degli uomini in questo loro incontro in mare. La minuscola sardina non attacca un’altra sardina, la lenta tartaruga non attacca un’altra tartaruga, il vorace pescecane non attacca un altro pescecane. A quanto pare gli uomini sono l’unica specie che attacca i propri simili, e non mi piacque questa cosa che imparai da loro.”

Il punto di vista della balena è ingenuo, ogni cosa per lei è fonte di apprendimento; e proprio questa sua purezza, viene usata come metro di paragone con quello che accade, con quello che l’uomo causa, portandoci a fare delle amare riflessioni, a vedere il suo operato infuso di una crudeltà del tutto ingiustificata. Tanto che alla fine, quando ci viene mostrato l’episodio raccontato dai balenieri, è questo il punto di vista che sembra il più assurdo, quasi inconcepibile.

Lo stile semplice, diretto, ma allo stesso tempo aulico del romanzo, diventa brutale, crudo alla comparsa degli umani, ad enfatizzare la volontà di Sepúlveda di sensibilizzare il lettore su questo tema: l’uomo nel racconto altera gli equilibri, porta distruzione, e non c’è nessuna attenuante all’avidità e alla sete di ricchezza dei balenieri. L’incapacità di comprensione della balena è totale e così anche quella del lettore.

“Non ci davano la caccia per cibarsi delle nostre carni, ma per l’olio dei nostri intestini, che ardeva illuminando le loro case. Non ci ammazzavano per paura della nostra specie; lo facevano perché gli uomini temono il buio e noi balene possediamo la luce che li libera dalle tenebre.”

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La narrazione viene comunque anche addolcita da un pizzico di magia, legata alle tradizioni di un popolo nativo che venera il mare e i suoi abitanti, i cui usi, probabilmente considerati primitivi, vengono inevitabilmente messi a confronto con quelli della società moderna, lasciando al lettore il giudizio finale.

Commovente e dai temi molto attuali, Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa, si pone apparentemente come libro di narrativa per bambini, ma è molto lontano dall’essere una lettura scontata o infantile, spingendo alla riflessione sulle conseguenze dell’azione dell’uomo sulla natura, con un tono così diretto da entrarti dentro e non uscire più. Gli stessi disegni di Simona Mulazzani, anche se non legati direttamente all’autore del libro, sono perfettamente in sintonia con lo stile utilizzato: semplici, ma toccanti. Consigliato per tutte le età, può essere apprezzato appieno solo da un lettore maturo: una lettura veloce, di una trentina di minuti, che sicuramente non farà miracoli e non cambierà il vostro modo di pensare, ma che non vi lascerà indifferenti.

Voto:5-stelle


Che ne pensate? Vi ispira? Lo avete già letto? Avete mai letto altro di suo?nessie

 



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12 pensieri riguardo “[Recensione] Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa – Luis Sepúlveda

    1. Io avevo letto solo quello della gabbianella e il gatto da piccola, uno dei primi miei libri in assoluto, e volevo vedere se avrebbe avuto sempre lo stesso effetto su di me… e lo ha avuto, anche di piú! È splendido, te lo consiglio, quando hai occasione!😍

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